CHAINge 2025 ASCM Conference – Columbus OH

2025-09 – Nuovi colori, sono cambiati nome e tema grafico, ma non l’eccezionale livello della Conference annuale di ASCM, che quest’anno esordiva con il nome di CHAINge 2025, nella sorprendente Columbus, OH.

Il mio viaggio americano di fine estate, consuetudine ormai da diversi anni, non è mai banale: innanzi tutto perchè la Supply Chain Conference di ASCM si muove ogni anno in una città diversa, e per me che sono così appassionato di questo paese, avere l’opportunità di visitarlo in lungo e in largo è particolarmente eccitante. Inoltre, perchè mantiene fede alla sua nomea di congresso mondiale più prestigioso in ambito Supply Chain Management.

Al di là dei Keynote speakers, che forniscono sempre spunti di livello superiore (quest’anno sono intervenuti Gina Raimondo, secretary of commerce governativa, ed Henrik Von Scheel, prestigioso economista e tra i “padri fondatori” del programma industry 4.0), è tutto il contesto ad essere sempre un’impagabile fonte di ispirazione. Connessioni, scambi di esperienze, e speeches interessantissimi di chi ogni giorno applica e risolve, al massimo livello, i temi e i problemi che quotidianamente si presentano ad un professionista della supply chain.

Non è cambiata, rispetto all’anno passato, la tematica principale che (se possibile) la fa ancora più da padrone: l’Intelligenza Artificiale, illustrata come strumento a potenziale sempre più elevato per l’industria e il business, ed elemento ormai decisivo per creare un vantaggio competitivo. Abbiamo potuto assistere anche a diverse applicazioni pratiche, piuttosto impressionanti per velocità ed efficacia: per esempio “Agent Marie” che, a fronte di un guasto classificato numero X, in pochi secondi consultava tutti i manuali in memoria, suggeriva le cause e possibili soluzioni indagando su occorrenze precedenti, e infine apriva in automatico un ordine di manutenzione. Quanto avrebbe impiegato un pur ottimo impiegato a fare tutto questo? Risulta ormai evidente che gli ambiti possono essere infiniti: forecasting, planning, procurement, customer service, perfino HR. Citando un illuminante pensiero di uno speaker: “la AI è un tuo collega super smart, a cui puoi affidare parte del tuo lavoro, e lui lo farà milioni di volte più veloce di te. Non dargli quella difficile, a valore aggiunto;  piuttosto ingaggialo per quella analitica e ripetitiva, e tu risparmia tempo ed energie per ciò che conta: prendere decisioni”. E ancora: “il futuro è che lavoriate assieme, diventando un team di eccellenza”.

Riporterò più avanti qualche altro prezioso takeaway; prima però, attenzione: non mi sorprende che sia stato ancora più rimarcato, quello che – nel mio piccolo – trovo da tempo un tema importantissimo (ne ho discusso a più riprese, per esempio qui): fondamentali e irrinunciabili sono le attività preparatorie a qualsiasi progetto di questa portata, in particolare nell’ambito di conoscenza, pulizia e correttezza dei propri dati. Anche nell’esempio di poche righe fa, non deve sfuggire quante attività siano nascoste dietro quel risultato. Non ci sono sconti, né scorciatoie, e la stessa AI non potrà dare alcun aiuto in questo “sporco” lavoro di crescita sul proprio livello informativo aziendale: anzi, nel momento in cui la si adottasse, istruendola con dati non corretti, che aiuto ci si potrebbe attendere dalla qualità del risultato, per il decision-making? Quali risposte attese, da una misura presa con uno strumento rotto?
Ecco ancora qualche pillola: “Il primo passo è la data integrity, non farai mai buone analisi con dati scadenti. Tratta i dati come il tuo asset più prezioso” – “Il successo di un progetto AI non può NON passare da dati real-time e di qualità elevata: affideresti il tuo futuro ad una AI che prende decisioni su dati sbagliati?” – “La AI, se non usata saggiamente, avrò l’unico effetto di farti prendere decisioni errate, più velocemente!” – “Tecnologia applicata a processi inefficaci non li migliorerà; quindi, studiali e fai problem solving: non risolverai mai un problema che non hai capito a fondo” – E infine, sul teamwork: “oggi la velocità è tutto: costruisci fiducia, comunicazioni efficaci, fai girare velocemente informazioni di qualità attraverso tutto il team, ingaggia le persone e falle crescere. E’ l’unico modo oggi per portare qualità sul mercato”.
Direi che, come sempre, ci sono spunti su cui riflettere in profondità; quindi, come dico ogni anno: “grazie Columbus, e ci vediamo a Long Beach!”.
Mi congedo con un ultimo pensiero, di immensa gratitudine: quest’anno, le date e la “geografia” mi hanno permesso la realizzazione di un sogno incredibile, vedere dal vivo la finale degli Us Open di Tennis. Che io sia un grande appassionato si sa, anche da qui; peccato che per Jannik non sia andata bene… ma è stata una esperienza indimenticabile. Ci stava anche un pò di fun… voi che dite?