2024-05 – Dopo qualche anno di stop, tra la pandemia e diverse contingenze, la Software House ferrarese Logikamente ha deciso di riproporre la terza edizione dell’evento “Viaggio nelle Smart Factories“, qualcosa di assolutamente unico nel panorama locale per quanto riguarda networking e divulgazione in merito a sviluppo tecnologico. Ho avuto il privilegio di essere anche quest’anno tra gli speakers, seppure in forma un po’ particolare, nel contesto di un parterre di ospiti di spicco, che ha annoverato giornalisti di fama nazionale (Paolo Bricco de Il Sole 24 ore) e direttori di aziende virtuose e all’avanguardia.
Impegni precedenti mi hanno impedito di partecipare in presenza ma Stefano Ciammarughi, CEO di Logikamente e prezioso collaboratore da diversi anni, mi ha voluto ugualmente concedere spazio in una giornata così importante, grazie ad una video-intervista registrata assieme qualche giorno prima.
In particolare, il mio intervento ha ripreso un tema che già avevamo trattato qualche anno fa, e che oggi diventa ancora più attuale nel momento in cui, nelle aziende, si sviluppano le prime vere applicazioni legate all’intelligenza artificiale. Ci chiedevamo nell’articolo di allora (nel link il rimando): “Bad data is better than no data” ? La domanda, un po’ provocatoria o forse retorica, intendeva semplicemente porre l’accento su quanto sia fondamentale conoscere la qualità dei propri dati, compiere ogni sforzo per renderli corretti e “puliti” e, solo da lì in poi, ambire a costruire processi e sistemi evoluti che su di essi poggiano. In caso contrario, ribadiamo nella chiacchierata di questi giorni, oggi più che mai il rischio è davvero elevato…
